Conservazione

Come conservare l'olio extravergine e mantenerne intatto il sapore

Di Giulia Ferrari, Redazione

Come conservare l'olio extravergine e mantenerne intatto il sapore

L’olio extravergine di oliva non è un prodotto che migliora con il tempo, a differenza del vino: dal momento della spremitura comincia un lento e inevitabile declino organolettico. Luce, calore, aria e contatto con metalli reattivi accelerano l’irrancidimento e disperdono gli aromi che rendono un olio buono davvero riconoscibile. Conservarlo bene non lo rende migliore di quanto sia già, ma può fare la differenza tra un olio che arriva in tavola quasi intatto e uno che, dopo pochi mesi, ha perso gran parte del fruttato per cui l’avevi scelto.

Perché l’olio extravergine perde sapore con il tempo?

L’olio perde sapore perché i composti responsabili del fruttato, dell’amaro e del piccante (soprattutto i polifenoli e alcune sostanze volatili) si degradano per ossidazione. È un processo chimico continuo, non un guasto improvviso: comincia appena l’olio viene estratto e prosegue, più o meno velocemente, per tutta la sua vita.

L’ossidazione è innescata soprattutto da tre fattori: l’ossigeno dell’aria, la luce (in particolare quella ultravioletta) e il calore. Ognuno di questi agisce da solo, ma insieme si potenziano a vicenda: un olio esposto alla luce e tenuto in un ambiente caldo invecchia molto più in fretta di uno conservato al buio e al fresco. Il risultato finale è sempre lo stesso: il fruttato si appiattisce, il piccante e l’amaro (segni di un buon contenuto di polifenoli) si attenuano, e possono comparire note di rancido, di “vecchio” o di legno bagnato che in un olio di qualità non dovrebbero esserci.

Va detto che un minimo di invecchiamento è fisiologico e non significa che l’olio sia da buttare: un extravergine di alcuni mesi, conservato bene, resta perfettamente commestibile e sano, semplicemente meno espressivo al palato rispetto a quando era appena franto.

Quali sono i nemici principali della conservazione dell’olio?

I quattro nemici dell’olio extravergine sono luce, aria, calore ed escursioni termiche: agiscono tutti nella stessa direzione, accelerando l’ossidazione dei grassi e la perdita dei composti aromatici. Capire come agisce ciascuno aiuta a scegliere contenitore, posizione e abitudini d’uso più adatti.

La luce

La luce, specialmente quella solare diretta, innesca reazioni fotoossidative che degradano sia i pigmenti (la clorofilla, responsabile in parte del colore verde) sia i composti aromatici. Un olio lasciato in bottiglia trasparente vicino a una finestra perde qualità molto più in fretta di uno conservato al buio, anche a parità di temperatura. Per questo le bottiglie di qualità sono quasi sempre scure (verde bottiglia, ambra) o vengono vendute in lattine e contenitori opachi.

Il calore

Il calore accelera tutte le reazioni chimiche, ossidazione compresa. Tenere l’olio vicino ai fornelli, sopra il piano cottura o accanto al forno lo espone a temperature elevate in modo ripetuto, anche se per periodi brevi ogni volta. L’effetto è cumulativo: ogni esposizione al calore lascia un segno che non si recupera.

L’aria (l’ossigeno)

L’ossigeno è il reagente diretto dell’ossidazione lipidica. Più superficie di olio è a contatto con l’aria, più veloce è il degrado: per questo un contenitore pressoché pieno protegge meglio di uno mezzo vuoto, dove resta molta aria sopra il livello dell’olio. Ogni volta che apri la bottiglia e la richiudi, un po’ di ossigeno fresco entra e il processo riparte.

Gli sbalzi di temperatura

Le variazioni continue di temperatura, più che una temperatura fissa moderatamente alta, possono favorire fenomeni di condensa all’interno del contenitore e stressare la struttura del prodotto. Meglio un luogo con temperatura stabile e fresca che uno che oscilla tra caldo di giorno e freddo di notte.

Bottiglia scura di olio extravergine con etichetta, accanto a pomodori freschi, macinapepe e cipolla su sfondo scuro

Come scegliere il contenitore giusto per l’olio?

Il contenitore ideale è opaco, di dimensioni adeguate al consumo previsto e ben sigillato: protegge dalla luce, limita il contatto con l’aria e non cede odori o sostanze all’olio. Vetro scuro, acciaio inox alimentare e latta verniciata internamente sono le scelte più affidabili; il vetro trasparente e la plastica sono da evitare o da usare solo per brevissimo tempo.

Vetro scuro

È lo standard per le bottiglie da conservazione: il vetro verde intenso o ambrato blocca gran parte della luce visibile e ultravioletta senza interagire chimicamente con l’olio. Se compri olio in vetro trasparente (capita con alcune bottiglie regalo o da esposizione), il consiglio pratico è travasarlo in un contenitore scuro oppure conservarlo dentro una scatola, un sacchetto opaco o un armadietto chiuso.

Acciaio inox e latta

I bidoncini in acciaio inox alimentare o le latte con verniciatura interna protettiva sono ottimi per le quantità maggiori, tipiche di chi acquista direttamente dal frantoio o in damigiana. Bloccano completamente la luce e, se il rivestimento interno è integro, non alterano il sapore. Attenzione alla latta senza verniciatura interna o ammaccata: il metallo esposto può interagire con l’olio nel lungo periodo.

Perché evitare la plastica

Non tutta la plastica va bene a contatto con i grassi per periodi lunghi: alcuni materiali possono cedere componenti all’olio o, viceversa, lasciarsi attraversare da ossigeno più della latta o del vetro scuro. Per la conservazione prolungata è meglio preferire vetro scuro o metallo; contenitori di plastica alimentare possono andare bene per un uso molto limitato nel tempo, ad esempio per portare piccole quantità in gita o al lavoro.

La dimensione del contenitore conta

Una bottiglia enorme aperta ogni giorno per pochi cucchiai resta per la maggior parte del tempo con tanta aria all’interno: meglio scegliere formati che si esauriscano in un periodo ragionevole, così il contenitore resta praticamente sempre pieno e con poco ossigeno residuo. Chi consuma poco olio può valutare bottiglie più piccole invece di un’unica grande confezione che dura mesi.

Dove conservare l’olio in casa?

Il posto giusto è una dispensa chiusa, un armadietto o una cantina, buio, fresco e lontano da fonti di calore dirette o indirette. L’ideale è un ambiente con temperatura relativamente stabile, non troppo calda: le linee guida generali su cui c’è ampio consenso indicano di evitare sia il caldo eccessivo sia il freddo intenso, prediligendo un intervallo temperato e costante.

Evita, in particolare:

  • il pensile sopra i fornelli o accanto al piano cottura, dove il calore sale ogni volta che cucini;
  • il davanzale della finestra o qualunque ripiano esposto alla luce diretta, anche se l’olio è in bottiglia scura, perché il vetro comunque si scalda;
  • vicino al forno, alla lavastoviglie o al radiatore, per lo stesso motivo del calore ripetuto;
  • la cantina o il garage se sono soggetti a forti sbalzi termici stagionali o a umidità eccessiva, che può favorire muffe sull’etichetta e sul tappo.

Se ti interessano gli accorgimenti per conservare al meglio i prodotti da dispensa, dai un’occhiata anche a Come conservare l’aglio in cucina senza sprechi e senza rischi.

E il frigorifero?

Il frigorifero non è la scelta più pratica per l’uso quotidiano, anche se il freddo di per sé rallenta l’ossidazione. A basse temperature l’olio extravergine tende a intorbidirsi e, in alcuni casi, a formare dei fiocchi bianchi (i grassi che solidificano parzialmente): il fenomeno è reversibile, non indica un difetto o un danno, e l’olio torna limpido a temperatura ambiente. Il problema pratico è che diventa più denso e meno comodo da versare, oltre al fatto che aprire spesso il frigorifero espone comunque il contenuto a sbalzi termici. Il frigorifero può avere senso per riserve che non userai a breve, per periodi lunghi in cui non consumerai l’olio, purché tu lo lasci acclimatare prima di usarlo in cucina.

Scaffali di legno con bottiglie di olio, barattoli e conserve disposti in una dispensa in bianco e nero

Quanto dura l’olio extravergine dopo l’apertura?

Una volta aperta la bottiglia, è consigliabile consumare l’olio extravergine entro un periodo relativamente contenuto, di norma qualche mese, per goderne al meglio le caratteristiche sensoriali: non diventa pericoloso da un giorno all’altro, ma il suo profilo aromatico si appiattisce progressivamente. La data di scadenza o il termine minimo di conservazione stampati in etichetta si riferiscono alla bottiglia chiusa e non tengono conto di quanto accade dopo l’apertura, quando l’olio è esposto molto più spesso ad aria e luce.

Alcune abitudini pratiche aiutano a rallentare il calo qualitativo dopo l’apertura:

  • richiudi sempre bene il tappo subito dopo l’uso, senza lasciare la bottiglia aperta sul tavolo durante la cottura;
  • non versare l’olio direttamente sopra una pentola calda tenendo la bottiglia aperta a lungo, per evitare che il vapore vi entri;
  • evita di rabboccare una bottiglia vecchia con olio nuovo: si mescolano oli a stadi di ossidazione diversi e quello fresco invecchia più in fretta trascinato dal residuo più vecchio;
  • se compri olio in damigiana o in latte grandi, valuta di travasarne una parte in una bottiglia più piccola per l’uso quotidiano, lasciando la scorta principale ben chiusa e al riparo.

Come capire se l’olio è ancora buono

I segnali di un olio che ha perso qualità sono soprattutto sensoriali: un odore che ricorda la cera, il muffito o la vernice al posto del fruttato, un sapore piatto senza il tipico piccante e amaro in gola, oppure note che richiamano il rancido (una sensazione simile alla frutta secca vecchia o al cartone). Non esiste un singolo segnale visivo affidabile: il colore, ad esempio, può variare naturalmente da cultivar a cultivar e non è un indicatore di freschezza. Se hai dubbi sulla sicurezza del prodotto, più che sulla qualità sensoriale, le indicazioni generali sulla sicurezza alimentare pubblicate da enti come l’EFSA e l’ISS restano il riferimento più solido a cui rivolgersi.

Anche altri alimenti della dispensa richiedono un controllo periodico, come spiegato nella nostra guida Come capire se un uovo è ancora buono: i test infallibili e i segnali a cui prestare attenzione.

Nemici della conservazione dell'olio extravergine e strategie di protezione

Domande frequenti

L’olio extravergine scade davvero o si può usare anche dopo la data in etichetta?

La data in etichetta è di solito un termine minimo di conservazione, non una scadenza di sicurezza in senso stretto: superata quella data l’olio in genere non diventa pericoloso, ma perde progressivamente le sue qualità sensoriali. Vale comunque la pena valutare aspetto, odore e sapore prima di usarlo, soprattutto se è stato conservato in condizioni non ottimali.

È meglio comprare una bottiglia grande o più bottiglie piccole?

Dipende da quanto olio consumi in cucina. Se lo usi ogni giorno in buone quantità, una bottiglia di dimensioni medie che si esaurisce in poche settimane protegge meglio il sapore rispetto a una damigiana che resta aperta per mesi. Chi acquista grandi quantità dal frantoio può travasare una parte in un contenitore più piccolo per l’uso quotidiano e conservare il resto ben sigillato.

Il colore verde intenso è indice di un olio più fresco o migliore?

No, il colore da solo non è un indicatore affidabile di qualità o freschezza: dipende molto dalla varietà di olive (cultivar) e dal grado di maturazione al momento della raccolta, oltre che dal periodo dell’anno. Un olio più chiaro non è necessariamente peggiore, così come uno più verde non garantisce automaticamente un fruttato più intenso.

Conviene congelare l’olio extravergine per farlo durare più a lungo?

Non è una pratica diffusa né particolarmente pratica per l’uso domestico: il congelamento comporta cicli di scongelamento che generano condensa e sbalzi termici, proprio i fattori da evitare per preservare il sapore. Per l’uso quotidiano è più efficace applicare le buone pratiche di conservazione (contenitore opaco, luogo fresco e buio, bottiglia sempre ben chiusa) piuttosto che ricorrere al congelatore.

Perché a volte l’olio comprato al supermercato sembra meno saporito di quello del frantoio?

Al di là delle differenze legate a cultivar, zona di produzione e metodo di lavorazione, un fattore rilevante è il tempo trascorso tra la spremitura e l’acquisto, oltre alle condizioni di conservazione durante trasporto ed esposizione in negozio, di frequente su scaffali illuminati e in bottiglie che restano ferme per mesi. Un olio del frantoio consumato entro pochi mesi dalla frangitura parte in genere da un livello di freschezza più alto.

Fonti